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16/12
19:00
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Portland Trail Blazers
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New York Knicks
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Oklahoma City Thunder
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Cleveland Cavaliers
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Utah Jazz
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Minnesota Timberwolves
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Phoenix Suns
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Houston Rockets
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Milwaukee Bucks
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Miami Heat
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Los Angeles Clippers
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San Antonio Spurs
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Dallas Mavericks
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Memphis Grizzlies
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Boston Celtics
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Memphis Grizzlies
Boston Celtics
1 N 2

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I Warriors di un altro pianeta?

Prendete i Warriors inarrivabili della scorsa stagione e aggiungeteci qualche rinforzo di lusso per ottenere il prototipo di una squadra che sbaraglia la concorrenza già ancora prima di iniziare. Quasi insolenti nella loro forza stratosferica durante la scorsa stagione, sulla scia del duo inarrestabile formato da Durant e Curry, la squadra californiana ha saputo trattenere tutti i suoi elementi di spicco (Green, Thompson, Pachulia) ma soprattutto ha messo a segno colpi del calibro di Nick Young e Omri Casspi. Un’artiglieria che è subito pronta a prendere fuoco e che promette match da 20 punti di vantaggio sui rivali. Un lusso di cui Golden State avrebbe potuto forse fare anche a meno, vista la qualità già altissima dell’effettivo: tuttavia, i nuovi assi da giocare di Steve Kerr permetteranno di iniziare la stagione guardando già dall’alto al basso la concorrenza.

Quasi sicuri di finire al 1° posto della West Conference grazie a un quintetto largamente superiore rispetto alla media e ad una qualità incredibile della panchina, Curry e compagni sembrano essere in grado non solo di poter eguagliare il bilancio storico della stagione 2015/2016 (73 successi e 9 sconfitte), ma di stracciare addirittura ogni record. Durante quell’annata, però, i Warriors furono fatti fuori alle Finals da Cleveland, al termine di sette gare play-off emozionantissime che resteranno per sempre incise nella memoria degli amanti del basket.

Nella passata stagione, abbiamo visto una squadra molto più matura rispetto all’anno della “disfatta” contro Cleveland, una squadra che si è accontentata di “svolgere il compitino” durante la stagione regolare (67v-15s), prima di mostrare a tutti il suo vero valore durante i play-pff. Campioni con 16 vittorie e una sola sconfitta (in finale contro i Cavs), gli uomini di Kerr hanno ampiamente cancellato la delusione del 2016. Consapevoli di avere tutti i mezzi per riscrivere la storia e per diventare la squadra più vincente di tutti i tempi, i Warriors lasceranno solamente le briciole alla concorrenza. Come al solito, si pone sempre la stessa, solita domanda: in che modo provare a fermare l’egemonia della crew Golden State?

La vittoria di Golden State è a 1.57 su William Hill!

Nuovi soldati alla corte di King James

Ci sono Lebron James…e tutti gli altri. Kyrie Irving l’ha capito a sue spese, all’interno di uno spogliatoio dei Cavs che piano piano è andato sgretolandosi. Non abbastanza forti per far tremare i Warriors nel 2017 (4-1 il conteggio nei play-off finali), i Cavaliers hanno ceduto il migliore play della lega a Boston, in cambio del folletto Isaiah Thomas: una scelta e allo stesso tempo una scommessa rischiosa, accompagnata dall’arrivo di Derrick Rose. Partito per recitare un ruolo da controfigura, lo scorso MVP ha buone chance di giocare nel quintetto esordiente, relegando così Isaiah alla panchina. I due gioielli si trovano chiaramente a concorrere per un posto da titolare e questo non può che far bene ai Cavs.

Ai due nuovi talenti si aggiungono quelli di D-Wade e Jae Crowder. La leggendaria guardia di 35 anni ritrova il suo amico Lebron con il quale ha conquistato due trofei con la maglia dei Miami Heat nel 2012 e nel 2013. Vecchio compagno di Thomas a Boston, la guardia tiratrice da 13 punti a partita nella passata stagione occuperà un posto nel quintetto base, al fianco di Kevin Love.

Ci aspettiamo dei Cavaliers molto forti sul lungo termine, vista l’armata ben corazzata costruita durante l’estate. Derrick Rose e Isaiah Thomas potrebbero influenzare fortemente la stagione e la capacità dei Cavs di raggiungere la finale per la quarta volta consecutiva. Uno dei due finirà per emergere e per conquistare il ruolo di titolare, scongiurando gli infortuni. Certo, Kyrie Irving non si rimpiazza facilmente e i Cavs hanno preso i loro rischi: è il prezzo da pagare per cercare di stare dietro ai Warriors. Abbiamo quasi la sensazione che sia stato Lebron James a costruire questa squadra apposta per sé, con tanti giocatori che lui per primo apprezza. Il quattro volte MVP sa che tutti giocheranno per lui e proprio lui sarà il solo che si prenderà le responsabilità nel caso di un fallimento. In quella che sarà probabilmente l’ultima sua stagione in Ohio, la leggenda Lebron sogna di offrire un nuovo titolo ai suoi supportes.

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Dietro ai due monstres, un quartetto

A Ovest, non ci sarà solamente Golden State. Stanchi di farsi schiacciare ogni volta all’inizio dei Play Off, gli Houston Rockets hanno ottenuto una nuova pedina da urlo per la prossima stagione: stiamo parlando di Chris Paul. Già straordinario nei Clippers ma non del tutto supportato dalla squadra, il play formerà una coppia d’assalto insieme a James Harden. I due giocatori, circondati da un’ottima artiglieria, metteranno in subbuglio non poche difese avversarie. Noi non vediamo l’ora di vedere i Texani diventare un pericolo per la West Conference. Resta da vedere se saranno in grado di reggere anche dal punto di vista della difesa: nella stagione 2016/17, infatti, i Rockets hanno presentato il 17° posto nel bilancio dei punti incassati (103 pt a partita, troppi per una squadra che aspira a un posto tra le grandi). Sulla carta, Houston parte meglio equipaggiata rispetto a San Antonio o OKC ed è avvantaggiata per un posto in finale di Conference. La quota proposta per un successo finale, però, sale addirittura a 9.00 su Bet365.

Secondi nella West Conference dietro Golden State nella scorsa stagione, San Antonio non è stato in grado di portare avanti la sua causa, complice anche l’infortunio di Kawhi Leonard in gara 1 ai play off contro GS. Se l’ala piccola resisterà fino alla fine quest’anno, allora San Antonio potrà fare male. Anche perché quest’anno i Texani hanno arruolato tra le loro fila un ottimo Rudy Gay. Senza contare i vari Gasol, Aldridge, Green, Parker o l’inamovibile Ginobili, gli Spurs hanno talento ed esperienza da vendere. Inoltre, avranno dalla loro la giusta spensieratezza che porteranno i giovani talenti Dejounte, Murray e Bertans. Il roster di San Antonio sarà guidato da Gregg Popovich: non sottovalutare gli Spurs quest’anno è la parola d’ordine! Il loro successo è quotato 9.00 da Eurobet, ma ci aspettiamo di vederli lottare per il secondo posto nella loro Conference insieme a Houston e Oklahoma.

Già, perché Oklahoma City Thunder sarà anche quest’anno in lotta per un posto importante in classifica. Russel Westbrook, l’MVP che ha finito la scorsa stagione in tripla-doppia (31.9 punti, 10.6 rimbalzi e 10.4 passaggi), sarà affiancato da Carmelo Anthony e Paul George. Troppo isolato durante la sua avventura coi Pacers per sperare in obiettivi importanti, George ha raggiunto Thunder nella speranza di sfondare sul parquet; in quanto a Melo, era giunta l’ora di voltare pagina dopo i Knicks. Irreprensibile nel suo comportamento da vero professionista, l’ala piccola di 33 anni ha dimostrato con questo trasferimento di essere disposto a mettere il suo talento a servizio del collettivo. Oklahoma ci proverà anche quest’anno: un suo titolo finale è a 21.00 su Eurobet.

A est, invece, solamente Boston sembra avere i mezzi per contrastare il dominio di Cleveland durante la RegularSeason. I Celtics, infatti, erano riusciti a finire la stagione regolare 2016/2017 al primo posto, prima di farsi asfaltare dai Cavaliers ai play off (4-1). Primo infortunio serissimo per Hayward e brutta tegola per Boston che potrà contare solo sulla stella Kyrie Irving. I Celtics costruiranno il loro gioco attorno al campione All-Star, contando di metter su un buon collettivo. Horford il terzo uomo chiave, giovani talenti come Tatum e Green e diversi giocatori affidabili come Morris e Bayne basteranno per ottenere uno dei primi posti. Dovremo aspettare i play off per capire se i Celtics faranno davvero paura!

Milwaukee e Minnesota ci faranno sognare?

Gianni Antetokounmpo, vi dice qualcosa? Il greco di origine nigeriane ha fatto la fortuna di Milwaukee. A soli 22 anni sembra già pronto per giocarsi un ruolo nel discorso MVP. Dotati di un roster giovane e talentuoso, i Bucks costruiranno la loro stagione attorno al loro enfant prodige che nella scorsa stagione ha avuto una media punti di 22.9. Quest’anno siamo certi che proverà a superare le soglia dei 30. Dietro il top 6 che abbiamo descritto finora, scegliamo la settima piazza per Milwaukee.

Anche Minnesota inizia questa stagione con un potenziale enorme. Il mercato estivo è stato sicuramente di ottimo livello, visti gli arrivi di James Crawford, Jimmy Butler, Taj Gibson e Jeff Teague: ottimi acquisti che andranno a dare man forte alle due perle Wiggins e Anthony-Towns. Autore di una stagione 2016/2017 da 25 punti in media a soli 21 anni, il pivot sarà uno dei protagonisti della prossima NBA. Il vuoto lasciato dalla partenza di Rubio (Utah) è stato colmato con una franchigia costruita per vincere. Come per i Bucks, anche i match degli Wolves saranno da tenere sott’occhio.

Non dimentichiamo infine i Wizards di John Wall. Tra i tre migliori play della lega, colui che si era schiantato contro i Celtics in semifinale di Conference sarà spalleggiato ancora da Bradley Beal e Marçin Gortat. Washington potrà ugualmente contare su Tim Frazier (ex Pelicans), il solo acquisto di livello. Tutto sommato una squadra competitiva che potrebbe creare scompiglio e qualche sorpresa nella East Conference.

Per concludere, uno sguardo anche per i New Orleans Pelicans che cominciano la stagione intorno alle due stelle DeMarcus Cousins e Anthony Davis. Non ci stupiremo di vedere questi due alieni stravolgere il verso di alcune partite. Non dotati di riserve eccezionali, i Pelicans dovrebbero riuscire a conquistare un posto tra le prime otto e Ovest.

Presentazione della NBA

L’NBA è la migliore lega di basket del mondo e fa sognare tutti gli appassionati di pallacanestro, dagli Stati Uniti all’Europa. I giocatori presenti sono per la maggior parte nord americani, ma la presenza di europei aumenta col passare degli anni: basti pensare ai fratelli Gasol o al “nostro” Danilo Gallinari. L’NBA è composta di 30 squadre, suddivise equamente in due Conference (Est e Ovest). Durante la stagione regolare, le squadre si affrontano in funzione della vicinanza territoriale e disputano un totale di 82 partite. Al termine di questa prima fase della stagione, le otto migliori formazioni di ciascuna Conference si qualificano per la fase Play Off.

Per i Playoff, viene stabilito un tabellone in ogni Conference a seconda della classifica. La 1a classificata affronta l’8a, la 2a la 7a, e via dicendo. I confronti si giocano al meglio dei 7 incontri e la squadra che era avanti in classifica rispetto al suo avversario durante la Regular Season gioca in casa quattro volte (se si giocano tutte e sette le gare durante la serie).

Al termine dei play off, la finale NBA oppone sempre i due vincitori di ciascuna Conference. Anche in questo caso, si gioca al meglio di sette gare e la squadra che ha ottenuto la miglior percentuale di vittorie in stagione gode del vantaggio di poter giocare in casa il match decisivo. Le squadre che di solito dominano la NBA sono, oltre ai già citati Golden State Warriors, i Cavaliers di Cleveland (Lebron James, Irving), gli Spurs di San Antonio (Parker, Duncan, Ginobili, Leonard), i Clippers di Los Angeles (Griffin, Paul), i Thunder di Oklahoma City (Durant, Westbrook) e gli Heats di Miami. I Lakers e i Celtics, invece, nonostante abbiano un palmarès assolutamente invidiabile, stanno attraversando una fase di transizione e non hanno ancora ritrovato la giusta via per tornare agli antichi splendori.

Le statistiche della NBA

Dall’inizio del secolo, quasi l’80% dei vincitori finali hanno terminato il loro cammino nelle rispettive Conference al primo o al secondo posto durante la Regular Season. Ma senza andare troppo lontano, nella scorsa stagione Golden State vinse la West Conference e poi si proclamò campione dopo aver sconfitto Cleveland in finale, a sua volta campione nella East Conference. Questo fattore è un segnale che indica che le squadre chiamate a occupare posizioni alte in classifica perderanno un basso numero di partite, probabilmente fuori casa. E quando queste squadre si affronteranno, qualunque sia il risultato finale, raggiungeranno molto probabilmente la soglia dei 220 punti.

Inoltre, se osserviamo la media dei punti segnati negli 82 match da ciascuna delle 30 squadre durante la stagione regolare, vengono iscritti circa tra i 195 e i 200 punti a partita. Lo abbiamo detto: quando si affrontano due grosse cilindrate il punteggio può addirittura superare i 220 punti totali, mentre se ad affrontarsi sono due formazioni più modeste dal punto di vista offensivo o ben disposte difensivamente, allora difficilmente il punteggio supererà i 180 punti complessivi.

Dalla stagione 2000/2001, 10 delle 13 squadre vincitrici del torneo figuravano tra le due prime classificate della loro Conference di appartenenza durante la Regular Season. Se alcune partite possono terminare con risultati a volte fuori da ogni pronostico e destare qualche sorpresa, raramente durante i play off assistiamo a vittorie inaspettate.

Le squadre migliori, inoltre, hanno un tasso di vittoria che si aggira tra il 65% e m’80%, mentre le squadre che lottano per un posto tra i top 8 per i Play Off riportano solamente tra il 45% e il 55% di vittorie. Le ultime due o tre squadre della classifica, invece, non riescono a registrare più do una vittoria ogni quattro partite.

Qualche trucchetto per scommettere sull’NBA

Le sorprese in NBA sono frequenti e, prima di scommettere, è importare partire dal principio che tutto può succedere. Diversi sono gli elementi da tenere in considerazione prima di piazzare una scommessa sulla pallacanestro americana, ma quello che sicuramente più conta è il dinamismo della squadra sui cui si vuole puntare. I risultati di un team sono spesso ciclici perché dipendono da diversi fattori: la percentuale realizzativa, la fiducia del gruppo, la motivazione dei giocatori, la comunicatività in fase difensiva e più generalmente il feeling nel roster. Una squadra ha bisogno di tempo prima di trovare il giusto affiatamento, ma una volta trovato è difficile che questo venga poi a mancare nei momenti importanti. Ecco perché la cronologia delle partite può spesso raccontare molte cose su una squadra.

Le assenze dei giocatori più importanti, poi, sono sicuramente un fattore da non sottovalutare. Con il ritmo elevato dettato dal calendario, non è raro vedere alcuni giocatori economizzare energie o per riprendersi da infortuni più o meno importanti. Visto che il basket lo sport collettivo in cui l’apporto di un individuo può avere il maggiore impatto, è indispensabile leggere sempre la lista dei giocatori che potrebbero saltare l’incontro in questione. Alcune squadre sembrano essere davvero molto dipendenti da alcuni singoli giocatori e, per questo, essere informati sull’attualità potrebbe risultare vantaggioso per le vostre scommesse: un forfait dell’ultimo minuto di un giocatore chiave potrebbe permettervi di beneficiare di alcune quote davvero buone. Un’altra conseguenza dei ritmi serrati imposti dal calendario è senz’altro il grosso dispendio di energie e l’accumulo della stanchezza. Una o due volte durante la stagione, inoltre, capita che una squadra debba disputare delle partite fuori casa andando a giocare nei posti più disparati del paese in un breve lasso di tempo. Gli incontri giocati durante questi “road trips” possono essere molto pesanti soprattutto perché le miglia percorse si fanno sentire sul fisico e sulla freschezza mentale dei giocatori.

Alcune squadre sanno molto presto che non riusciranno a qualificarsi ai play off. Di solito, più una squadra ottiene risultati negativi, più ha chance di ottenere una buona scelta nel draft di fine stagione e di riuscire a recuperare un buon giocatore. Alcune squadre “in ricostruzione” non esitano a perdere volontariamente alcuni match, sperimentando alcune nuove tattiche o concedendo spazio in campo ai giocatori meno significativi della rosa. Le serie negative dopo l’All Star-Game di febbraio sono piuttosto frequenti nelle squadre che occupano la parte bassa della classifica.

Un ultimo suggerimento: una piccola astuzia a inizio stagione consiste nell’individuare le squadre che hanno cambiato allenatore durante l’estate. Alcune squadre conosciute per la loro identità difensiva trasformano completamente il loro profilo di gioco sotto l’impulso del nuovo coach che può portare una nuova filosofia basata sul gioco d’attacco. Discorso inverso, invece, quando un proprietario di un club ha pagato grosse cifre per acquistare un pivot dalle caratteristiche difensive: anche di questo bisogna tenere conto prima di scommettere. I bookmaker tendenzialmente fanno riferimento alle statistiche della stagione precedente per predire il numero di punti segnati in una partita, ma spesso avvengono diversi cambiamenti da una stagione all’altra e per questo bisogna riflettere con giudizio se scegliere una giocata del tipo over/under.

Scommettere al meglio sull’NBA

Considerare la condizione di forma delle squadre è un’opzione da seguire prima di scommettere sull’NBA. Le squadre, infatti, possono arrivare a giocare fino a 4 partite a settimana. Tuttavia, sarà soprattutto il calendario l’elemento da tenere sempre in considerazione. Una squadra che si appresta a giocare 6 partite consecutive davanti al suo pubblico, ad esempio, potrà dormire sonni tranquilli.

Diversamente, non è difficile vedere una squadra spostarsi in ogni parte degli Stati Uniti nel giro di qualche giorno e finire per crollare, sia fisicamente che psicologicamente. Questi “road trips” mettono a dura prova le squadre che spesso incappano in qualche sconfitta a sorpresa: vedere qualche grande squadra perdere al termine di una serie di partite di fronte a formazioni meno quotate, infatti, non è poi così raro.

Oltre al calendario, poi, cercate di capire quando per alcune squadre potranno arrivare alcuni cali nella motivazione. Nell’arco di qualche mese vengono giocati 82 incontri e tutte le squadre a un certo punto giocano alcune partite senza troppo entusiasmo e intensità. Regolarmente è possibile assistere a grandi sorprese alla fine della Regular Season, soprattutto quando la classifica è ormai stabilita e le squadre sono ormai proiettate chi verso i play off, chi verso le vacanze.

Infine, segnatevi che le sorprese invece sono davvero molto rare durante la fase playoff. Le favorite per il titolo finale, infatti, danno sempre il massimo e generalmente non deludono. D’altra parte, storicamente, nell’80% dei casi i campioni NBA hanno finito la stagione regolare al primo o al secondo posto in classifica.